Sessione estiva a Bologna da fuorisede

Sono fuorisede da circa nove mesi, durante i quali ho avuto la possibilità di conoscere bene questa città, di affezionarmici, di amare l’ambiente universitario e le persone che lo popolano.
Questo purtroppo non mi ha graziata dallo scoprire un immenso sottobosco dell’esistenza meritevole del mio più feroce ed incontrastato odio, e, dal momento che gli studenti in sessione estiva il tempo per dilungarsi in introduzioni non ce l’hanno, via con l’elenco!

  • professori che dividono l’esame in scritto e orale, i cui due appelli sono a circa una settimana di distanza tra loro, ma a cadenza trimestrale;
  • non avere un ventilatore in sessione estiva;
  • non avere internet in sessione estiva ed essere costretta a uscire di casa per scroccarlo a qualche bar;
  • trovare un bar con il wifi, ma senza aria condizionata;
  • dovermi rassegnare al fatto che a Bologna non è prevista una compresenza di wifi ed aria condizionata;
  • le storie instagram di chi è a casa a mangiare impepata di cozze sul mare mentre la migliore vista di cui dispongo al momento è quella offerta dal fattorino di just eat quando mi porta la pizza;
  • realizzare che non posso continuare a campare con just eat perchè purtroppo non ho ancora appreso l’arte di fare uscire soldi dalle orecchie e pensare che la cosa possa dipendere dal fatto che non ho mai avuto fratelli minori da imbrogliare per fargli fare quello che volevo;
  • comprare un ventilatore, ottenere una connessione wifi, e realizzare di dover comunque uscire di casa per fare la spesa;
  • quelli che vengono a studiare a Bologna da Rimini/Faenza/Ferrara/Firenze/qualsiasi città che richieda meno di un’ora e mezza per essere raggiunta dall’ateneo, tragitto per la stazione compreso, e si autodefiniscono fuorisede;
  • inzuppare vestiti di sudore più in fretta di quanto riesca a lavarli;
  • i professori che fanno appelli per un esame orale con non meno di 150 iscritti, senza assistenti, senza un calendario, circuendoci con ansia e sudore nel corridoio del loro studio per tre giorni.

Commentate qui sotto con quello che voi odiate della sessione estiva!
Astenersi fuorisede tarocchi. 

Sturm und drang

Tu sei la pioggia del venerdì sera

Non abbastanza forte da bloccare le strade,

Ma abbastanza per farmi tornare a casa zuppa.

Tu sei un terremoto

Non di quelli violenti

Sei una scossa abbastanza forte da far preoccupare,

Ma non abbastanza da dover ricostruire casa.

Tu sei il mare mosso

Abbastanza sicuro da poterci giocare,

Ma non poi tanto

Sei la paura di tuffarmi dopo aver rischiato di annegare.

E per un po’ mi dico

Non uscirò mai più senza ombrello

nanche con il sole

Resterò per sempre sotto la scrivania

anche se la terra non trema da anni

Non nuoterò mai più

neanche se il mare è piatto

Ma dopo un po’ mi dico

«Che bella la pioggia sulla pelle

Voglio sgranchire le gambe

Voglio raccogliere conchiglie

Chissà se

-sepolta dalla pioggia e dalla sabbia e dai macigni-

Ne sarà valsa la pena».

Libera

Sei in quell’album nuovo che ascolti la mattina
quello di quel gruppo dal nome strano

Sei in quel libro che ti sta piacendo studiare
e quella matita che ti sei arresa ad usare

Sei in quel cappello che ancora non hai
e nei martedì sera

Sei nelle firme sul cappello che hai
e nelle tue amiche, in quei pinguini di carta

Sei in tutti quei “pensati libera” che ti inseguono sui muri
e in quelli che segui

Sei in quelle foto che hai deciso di stampare
e in quelle ancora da scattare

Sei in quel bar che conosci da sempre da mesi ormai
e in quel tè che non conosci abbastanza da rifarlo

Sei in tutte queste cose
e in tante altre che ancora non sai
e in tutte queste cose sei
adesso
Libera

Riprendersi

Riprenditi la tua musica
le tue serate
le tue abitudini

Riprenditi le tue serie tv
le tue strade
la tua dieta vegetariana

Riprenditi le tue lotte
e la tua maniera di essere felice

Non perché siano belle
importanti
colte
o giuste
solo perché sono tue
solo perché sei tu

Riprenditi

Trova tu il titolo

Potrei chiamarla «frustrazione»

O anche «rabbia», o

forse anche «rabbia triste» ma, uhm

sicuro non «tristezza»

-non da sola almeno- quante cose

Forse «braccio di ferro»?

Ti piace? Dimmi, rende l’idea?

Non va bene, non va, no

non è guerra -non deve esserlo-

non voglio che si vinca

vorrei che perdessimo entrambi

e che tu mi dicessi

-felicità semplice della tregua-

«cosa facciamo dopo?»

 

Pioggia di Bologna

picchietta il buongiorno

le sei e mezza di mattina

«già o ancora?» «ancora»

non ci sono nuvole

da dove viene quando non ci sono nuvole

amica mia che mi hai capita,

mi accarezzi in modo strano

-scusa!-

non è la parola giusta

qual è la parola giusta?

non le conosco, io, le parole giuste

ma grazie, comunque, grazie

amica mia che hai capito.

Attimi

Le risate soffocate durante la lezione

e le caricature a matita

Tutte le volte che dimentico di mangiare prima

e tutte le volte che me lo dici sempre

La casa di Alice come un porto sicuro, pieno di quelle risate troppo forti

troppo libere

troppo belle

Quella piazzetta di tutti e solo nostra

e le confessioni, quelle belle e quelle tristi

quelle belle e tristi

Il diluvio universale e io senza ombrello

e tu che ti senti in colpa ad andar via

e le stelle sulla strada al ritorno

e

e

e

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