Lettera alle mie maestre elementari

Anno scolastico 2016/2017, cambio sezione. Niente più ‘stai zitta’ dal fondo della classe se faccio una domanda; niente più pranzi di classe dei quali vengo a conoscenza solo dopo che si sono svolti senza di me; niente più rapporti di amicizia di convenienza, allacciati all’ultimo minuto prima del compito di filosofia, l’unica occasione in cui venivo trattata da pari a pari. Niente più suggerimenti sbagliati apposta, mia unica, meschina vendetta. Niente più umiliazioni per non avere ottenuto voti come rappresentante di classe. Niente. Più.

Basta.

Mi sembra di uscire da un incubo. E ripenso a come è cominciato.

Non sono mai riuscita a comprenderne del tutto le cause. Non capivo perché fin dalle elementari nessuno volesse i doppioni delle mie figurine, o scambiare metà della merenda con me. Non capivo perché tutti i miei compagni di banco avrebbero preferito stare vicino a qualcun altro. Non capivo perché ero l’unica a sedere sempre vicino alla maestra durante le gite. Non lo capivo, e non lo capisco.

Ma sicuramente so di chi può essere una grossa parte di responsabilità.

Ricordo un episodio particolarmente doloroso della mia infanzia. Potevo avere forse sette o otto anni. Avevo prestato una matita ad un’altra bambina, che poi non voleva più restituirmela.

Un litigio tra due bambine. Per una matita. La cosa più normale del mondo.

Mi giro per chiamare la maestra, e in quel momento l’altra bambina, che portava le unghie molto lunghe, mi afferra per un braccio e infila con forza l’unghia del pollice nell’incavo del gomito, spingendo sulla vena blu, così evidente sulla mia pelle bianchissima. Non ricordo di aver gridato alla vista del sangue. Quella scena mi ha traumatizzata.

La maestra la rimprovera, recupera la mia matita, mi accompagna in bagno a mettere un fazzoletto bagnato sul braccio. Tutto normale. La cosa più normale del mondo: una bambina si è fatta male, e la maestra la aiuta come può. Tutto. Normale.

Tutto normale tranne per la frase che mi rivolse la maestra, che mi è rimasta nel cervello, incastonata nella memoria, indelebile come un marchio a fuoco:

<<Certo che pure tu, se qualcuno ti chiede qualcosa dici sempre di sì>>.

Se me lo dicessero adesso, proverei rabbia. Ma lo sentii allora, e provai vergogna. Ero davvero convinta fosse colpa mia. Ero colpevole di essere stata troppo disponibile.

Me ne vergognai così tanto che i miei genitori sono venuti a conoscenza di questa storia solo poco tempo fa.

Non si dovrebbe perdere fiducia nell’autorità quando si è ancora così piccoli.

Sono stata abbandonata da figure che avrebbero dovuto proteggermi. E non è colpa mia.

Non è colpa mia.

Non è. Colpa. Mia.

Annunci

3 risposte a "Lettera alle mie maestre elementari"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...